Negli articoli precedenti ti ho raccontato cosa significa per me scegliere un libro — farne un progetto editoriale, investirci tempo e competenze — e perché senza una presenza attiva dell’autore quel lavoro non basta a far arrivare il libro ai lettori. C’è però una terza cosa, che vedo accadere spesso e che vale la pena nominare: lo spam editoriale.

Trattasi di un modo di comunicare che pretende attenzione senza averla guadagnata. Il libro fotografato in spiaggia, sul comodino, accanto al caffè, con la scritta “acquistalo ora” sopra. Un giorno sì e l’altro pure. Mostrare la copertina è giusto. Ma se è l’unica cosa che mostri, finisci per chiedere al lettore di comprare qualcosa che ancora non desidera.

Parla dei temi, non dell’oggetto

Per comunicare un libro in modo efficace devi tornare alla radice: perché l’hai scritto? Se hai trattato temi psicologici, parla di psicologia. Se hai scritto un romanzo storico, racconta il contesto, le contraddizioni dell’epoca, ciò che ti ha spinto a sceglierla. Così non vai a caccia di compratori, intercetti persone già interessate a quegli argomenti.

È anche il motivo per cui il lettore smette di chiedersi perché dovrei comprarlo? — comincia invece a desiderare di approfondire il pensiero di chi gli sta parlando. È una transizione lenta, ma è la sola che produce lettori veri.

La strada lunga del posizionamento

Molti autori mi chiedono cosa fare nel concreto. Credo che il primo passo sia nella cura dei contenuti, individuando il target a cui si vuole parlare. Non è un percorso che paga subito, ed è anche per questo che in Accornero Edizioni non propongo contratti biennali — li trovo una corsa contro il tempo che obbliga editore e autore a logiche del tipo “deve fare i numeri in pochi mesi”, esattamente il contrario di ciò che serve a un libro per mettere radici. Preferisco percorsi più lunghi, dove l’autore ha il tempo di crescere e il libro ha il tempo di trovare i suoi lettori.

Dare valore al tuo tempo significa anche imparare a pensare in termini di efficacia. È molto più preziosa una presentazione con persone che hanno segnato l’appuntamento in agenda, che una sala mezza vuota di passanti capitati lì per caso.

Le trappole dell’ego: bookblogger e stampa

Attenzione alle scorciatoie. Mandare il libro a tappeto ai bookblogger può darti grandi soddisfazioni all’ego — vedere il proprio titolo citato fa piacere a chiunque — ma il risultato in termini di vendite è spesso inesistente. Devi saper distinguere: ci sono blogger che parlano davvero ai lettori, hanno nicchie precise che possono rendere ancor più visibile la tua opera. E ce ne sono altri che parlano dentro una cerchia chiusa di altri blogger, scambiandosi visibilità senza che quei post arrivino mai a chi compra libri.

Lo stesso vale per la stampa. Cinquanta articoli tutti uguali, frutto di un comunicato stampa girato in serie, non portano risultati. La stampa funziona quando è autorevole, quando non è seriale, e soprattutto quando è preceduta da un solido lavoro di presenza autoriale. Senza una base costruita da te, anche un articolo su un grande quotidiano resta una meteora: brilla per un giorno e poi scompare.

Un caso concreto

Voglio parlarti di un libro che ho pubblicato nel 2022: Come un vento all’improvviso di Lorella Del Gesso, un romanzo che ancora oggi vende e riscuote successo tra i lettori.

Perché? Perché è stato fatto un lavoro di concerto, lungo e paziente: trovando una strada di comunicazione che corrispondesse a chi è Lorella, parlando dei temi del libro più che del libro, e uscendo da quella zona di comfort che spesso impedisce agli autori di dire al mondo ho scritto qualcosa che vale la pena leggere.

Non tutti amano fare video. Va benissimo: l’importante è che ognuno trovi il proprio modo di comunicare, quello in cui ci si sente a proprio agio rimanendo autentici. Quello che non funziona — mai — è non comunicare affatto.

Se bastasse una bella storia per vendere, le grandi case editrici pubblicherebbero tutto ciò che è ben scritto. Non lo fanno, perché sanno che la bellezza ha bisogno di una strategia e di una voce consapevole per non restare muta. Il tuo libro merita più di una copertina ripetuta cento volte. Merita una voce che racconti perché è nato, a chi parla, cosa lascia. Quella voce è la tua. Ed è anche la cosa più difficile da costruire, perché non si compra: si conquista pagina dopo pagina, post dopo post, lettore dopo lettore.

Consuelo Accornero

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